Allergia al gatto? Ecco cosa sapere.

allergia al gatto

Allergia al gatto.

L’allergia al gatto colpisce il 2-3% degli italiani[1] ed è al terzo posto nella classifica delle allergie respiratorie più frequenti, dopo quella ai pollini e agli acari. Spesso si ritiene che il disturbo sia da attribuire al pelo del gatto ma questo, in realtà, non è del tutto esatto.

L’allergia al gatto provoca i fastidi tipici di una rinite allergica:  occhi arrossati, lacrimazione eccessiva e naso che cola con starnuti frequenti, nei casi più gravi anche difficoltà respiratoria e asma con tosse secca e stizzosa[2]. Alcune volte, però, l’allergia al gatto può manifestarsi con  la comparsa di puntini rossi e chiazze di pelle secca, vere e proprie forme di orticaria da contatto. 

Può capitare a chi alleva gatti di essere contattato da persone allergiche, che  vorrebbero prendere con se un piccolo felino come amico, in ricerca di qualche consiglio su come comportarsi e se esiste un gatto che provoca meno reazioni allergiche.

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa provoca questa allergia nell’uomo. Cosa significa essere allergici ai gatti?

Erroneamente si ritiene che il disturbo sia arrecato dal pelo del gatto, in realtà uno studio svolto nel 2013 dall’Università di Cambridge, negli Stati Uniti, ha evidenziato che il responsabile della reazione allergica è un recettore presente sulla superficie esterna delle nostre cellule, chiamato TLR4. Questo recettore è attivato dalla proteina Fel d 1, presente in quantità consistenti nella saliva del gatto, il quale la distribuisce sul pelo durante le quotidiane operazioni di toelettatura.

Allora cosa possiamo fare se dovessimo scoprire di essere allergici al gatto ma non volessimo rinunciare alla compagnia di questo splendido compagno di vita?

Nei casi di moderata risposta allergica, potrà essere  sufficiente lavare un po’ più spesso il gatto, dotarsi di un aspirapolvere con filtri appositi contro le allergie e aggiungere un depuratore d’aria in  casa oppure considerare quale compagno di vita il gatto di razza siberiana il quale, avendo ridotte quantità della proteina Fel d 1 nella saliva, è considerato un gatto ipoallergenico.

Invece, nel caso in cui la risposta all’allergene è più importante, il ricorso al vaccino potrebbe essere la soluzione più adatta anche se più impegnativa; infatti per potersi vaccinare è necessario  recarsi in ospedale una volta a settimana, per circa tre mesi e poi una volta al mese per tre o quattro anni; Il vaccino viene inoculato tramite iniezioni sottocutanee o assunto per via sublinguale. L’assunzione ripetuta nel tempo dell’allergene, consente al sistema immunitario di “imparare” a tollerare questa sostanza fino all’estinzione della sintomatologia allergica. In fondo cosa non faremo per avere un gatto, morbido e coccolone,  che fa le fusa sulle nostre gambe?

Il miglior consiglio che possiamo dare, in ogni caso, se hai il sospetto di essere allergico, è  quello di chiedere il consulto di  un allergologo prima di decidere di adottare un gatto.

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[1] OK Salute – Dicembre 2006
[2] Blog allergologo.net

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