Comportamenti del gatto domestico, riconducibili ai loro antenati selvatici

Una cosa che i gatti domestici proprio non sopportano, sono le porte di casa chiuse. Fosse per loro, una casa ne dovrebbe essere sprovvista e tanti bei saluti alla privacy. Questo comportamento, ha una sua spiegazione etologica.

Molti comportamenti del gatto domestico, sono riconducibili a comportamenti tipici dei loro antenati selvatici. Il gatto in natura, è sì un predatore, ma a causa delle sue ridotte dimensioni, può facilmente trasformarsi in preda; un costante controllo di tutto il territorio, possibilmente da un punto rialzato, è fondamentale e le porte chiuse, semplicemente disturbano questa sua attività. A quanti di voi è capitato di osservare il proprio micio che, pur avendo una bella ciotola d’acqua fresca a disposizione, va a bere l’acqua contenuta nei sottovasi del balcone o, in qualsiasi altro luogo, tranne che nella sua ciotola? Anche questo per gli etologi, è un comportamento spesso riconducibile ad atavici ricordi. Le cause più frequenti, affinché si manifesti, sono in genere tre: o l’acqua del rubinetto è eccessivamente clorata, e questo disturba il nostro gatto, o si è usato un detergente molto profumato, che ha lasciato delle tracce odorose sul recipiente utilizzato per l’acqua, o si è messo il  recipiente dell’acqua troppo vicino alla ciotola del cibo. In un ambiente selvatico, contrariamente a quanto osservato nei grandi felini, al gatto l’istinto suggerisce di sospendere l’attività venatoria nei pressi delle abbeverate, le quali non sempre sono facilmente accessibili nei suoi habitat naturali. Si viene così a costituire una sorta di tacita tregua, tra le potenziali prede e lo stesso predatore, che permette a queste ultime di abbeverarsi. Dal momento che il gatto identifica la ciotola dell’acqua come un punto d’abbeverata, se questa è posta vicino alla ciotola del cibo, lui semplicemente la ignora, preferendo dedicarsi al cibo, per abbeverarsi da un’altra parte. Se possediamo un gatto maschio e lo utilizziamo per l’accoppiamento, possiamo notare come reagisce all’arrivo della femmina in estro: apre la bocca e arriccia il naso respirando ripetutamente l’aria. Questo comportamento, che in etologia si chiama flehmen, si manifesta ogni qualvolta il nostro amico percepisce un odore particolarmente attraente, nel caso di una femmina in estro, si tratta dei feromoni sessuali femminili. Assumendo questa mimica facciale, il gatto invia l’aria inspirata verso un particolare organo (presente in tutti i mammiferi tranne che nell’uomo e in alcuni altri primati), chiamato organo di Jacbson, che possiede elevate capacità di rilevare gli odori.  Un comportamento meno conosciuto, consiste nel vedergli sbattere i denti ed emettere miagolii particolari, durante una battuta di caccia, che il nostro amico domestico, può benissimo attuare nei confronti di una mosca che gira per casa. E’ un comportamento osservato anche nei gatti selvatici, ed è assolutamente istintivo. In questo modo il gatto, manifesta la propria eccitazione per l’individuazione della preda; è come se, battendo i denti, ripassi mentalmente il morso fatale che infliggerà alla sua vittima, non appena a tiro d’artigli. Alcuni comportamenti, ci permettono di intuire piccoli disturbi e malesseri; ad esempio: un gatto malato, tende a nascondersi e a isolarsi, prova un enorme fastidio a essere accarezzato o toccato, passa molto tempo raggomitolato su se stesso e smette di alimentarsi, di pulirsi, di giocare. Assume un’espressione triste e porta la coda sempre bassa e piatta. In questo caso non si può far altro che far visitare il nostro amico, il quale però, quando torna dalla visita dal veterinario, se vive in compagnia d’altri gatti, può essere accolto da questi ultimi con ringhi o soffi. Capita perché il principale organo di senso di un gatto è l’olfatto. Tornando da una visita veterinaria, il gatto malato si è impregnato di molti forti odori, perciò i suoi compagni sani, rimasti a casa, a un primo immediato riconoscimento olfattivo, non lo riconoscono e lo scambiano per un intruso.

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