A B C della genetica dei gatti.

Per un allevatore, per chi si accinge a diventarlo o semplicemente per un appassionato catofilo, conoscere un po’ di genetica è importante se si vuole allevare gatti sani, belli e longevi; comprendere la trasmissione delle tare ereditarie o, per esempio, prevedere il colore dei cuccioli che possono nascere da un accoppiamento.

A tale scopo proponiamo questo articolo panoramico sull’argomento. Il nostro intento è di illustrare alcuni e pochi concetti in modo semplice e comprensibile anche per chi non ha molte conoscenze sull’argomento, senza la pretesa di realizzare un documento esaustivo sulla genetica felina. genotipo fenotipo gatto

Quando osserviamo un gatto vediamo il suo fenotipo: dal greco phainein, che significa “apparire”, e týpos, che significa “impronta”, cioè l’espressione del suo corredo genetico, il suo DNA. Il fenotipo però, non è l’espressione totale del contenuto del corredo genetico di un gatto,  in quanto alcune caratteristiche genetiche possono essere custodite nel suo genotipo ma non espresse. Queste caratteristiche possono esprimersi successivamente nella sua prole. La sigla DNA sta per Acido Desossiribonucleico: è l’insieme dei geni sia espressi fenotipicamente che non espressi e  rappresenta il totale dell’informazione genetica trasmissibile.

La molecola del DNA è formata da una lunga doppia elica costituita da nucleotidi. Tutti i nucleotidi sono composti da  tre componenti: un gruppo fosfato, il deossiribosio (zucchero pentoso) e una tra le basi azotate adenina, timina, guanina e citosina. L’ordine nella disposizione sequenziale dei nucleotidi costituisce l’informazione genetica.  Le eliche sono unite tra loro dall’unione a coppie di basi, in modo che  l’adenina si accoppi con la timina e la  guanina con la citosina. Si forma così una specie di scala a pioli a spirale, i cui fianchi sono costituiti dagli zuccheri e dai gruppi fosforici e i gradini, dalla coppia di basi. La sequenza di queste coppie di basi, determina il codice genetico che stabilisce la struttura delle proteine che debbono essere costruite.

Il DNA si trova all’interno del nucleo delle cellule in forma di filamenti. Durante il processo riproduttivo della cellula, le unità funzionali del DNA si compattano in strutture comosoma felino x ycomplesse detti  cromosomi, i quali presiedono alla trasmissione delle caratteristiche ereditarie. Nel gatto, il DNA è composto da 18 coppie di cromosomi detti autosomici e una coppia di cromosomi chiamati eterosomi,  cioè quei cromosomi deputati alla determinazione dei caratteri sessuali, il cromosoma X e il cromosoma Y. Una determinata sequenza di basi, origina il gene (o unità funzionale); il quale è quindi una porzione del cromosoma stesso.

I geni governano ciascuno l’ereditarietà di un carattere è determinano tutti insieme le caratteristiche genotipiche di un soggetto; la posizione che il gene occupa sul cromosoma si chiama locus e, i geni, possono avere due o più varianti dette alleli. Negli organismi a riproduzione sessuata (diploidi) come i gatti, ogni caratteristica genetica è composta da una coppia di cromosomi (cromosomi omologhi), cioè simili, uno ereditato dalla madre e uno dal padre. I geni a loci corrispondenti di cromosomi omologhi operano sullo stesso tratto genetico; negli individui di sesso femminile, ad esempio, la coppia di cromosomi omologhi che ne determina il sesso è (XX); fanno però eccezione gli individui di sesso maschile, nei quali la coppia di cromosomi che ne determina il sesso è diversa (XY), inoltre, se si considera un singolo carattere, il genotipo è la combinazione di alleli di quel gene, se sono identici (geni omozigoti) operano nello stesso modo altrimenti operano in modo differente (geni eterozigoti).

gene dominanza gattoSiamo così giunti ad una fondamentale conclusione, ovvero: per ogni carattere genetico, la trasmissione ereditaria avviene mediante l’acquisizione, da parte della cellula fecondata, di una coppia di alleli per gene, uno per ciascun genitore. Spesso, nel caso  di due alleli eterozigoti, ovvero che producono due effetti diversi sullo stesso carattere genetico, uno predomina sull’altro ed impone il proprio effetto, in questo caso si parla di gene dominante (indicato da lettere maiuscole), mentre l’altro si dice gene recessivo (indicato da lettere minuscole). Quindi un gatto potrà essere, per una certo carattere genetico, rispettivamente: omozigote dominante (AA) quando un soggetto possiede, per un singolo gene, due alleli uguali dominanti, omozigote recessivo (aa) quando possiede, per un singolo gene, due alleli uguali recessivi, eterozigote (Aa) quando possiede, per un singolo gene, due alleli diversi.

Un gatto omozigote dominante per un certo carattere genetico è fenotipicamente uguale per quel carattere a un gatto eterozigote, perché il carattere dominante prevale sul recessivo. Trattandosi di alleli dominanti è difficile identificare quale è il genotipo del gatto, se omozigote per l’allele dominante o eterozigote. Diversamente un gatto omozigote recessivo per un carattere genetico ha un fenotipo chiaramente identificabile per quella caratteristica, in quanto la stessa si esprime solamente per la presenza di due alleli dello stesso tipo.

Un carattere si dice monofattoriale  quando è controllato da un solo gene, quindi la sua espressione dipende unicamente da quali dei diversi alleli possibili sono presenti  nei due cromosomi omologhi;  si dice multifattoriale quando è controllato da più geni e/o da altri elementi.

Fenotipicamente un carattere può esprimersi anche secondo le cosiddette leggi  di dominanza di un allele. Esistono tre tipi di dominanza: la dominanza semplice o completa gene c gatto(spiegata per la prima volta da Gregor Mendel nella sua prima legge sulla genetica), può essere osservata solo per i caratteri semplici (mendeliani) codificati da un singolo locus, ovvero che possiedono per ogni gene due copie di alleli che possono essere distinti in dominanti e recessivi; la dominanza incompleta, quando un allele è dominante sull’altro, ma non in modo completo; ne consegue che l’altro allele ha possibilità di esprimersi, anche se in misura minore rispetto all’allele dominante, il fenotipo manifestato dall’eterozigote è un fenotipo intermedio rispetto a quello dei due omozigoti (dominante e recessivo); la codominanza, quando gli eterozigoti manifestano fenotipicamente entrambi gli alleli che possiedono, non accade come di solito, che un allele (quello dominante) “copre” l’espressione dell’altro (quello recessivo) ma  i due alleli coesistono dando origine a un fenotipo “misto”. Quindi per determinare il fenotipo che farà seguito a un dato genotipo occorre tenere conto anche della dominanza degli alleli.

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