Il gatto persiano

Origini,  storia e curiosità sul gatto persiano.

L’addomesticamento del gatto si pensi risalga a 8000 anni. I primi estimatori di questi felini furono gli antichi egizi che li veneravano, quasi fossero degli Dei e la loro uccisione era punita con la condanna a morte dell’autore del misfatto. In seguito il gatto domestico si diffuse in Medio Oriente, India, Cina.

Il gatto arrivò in Europa solo intorno all’anno 1000 a.c., dove conobbe alterne fortune, essendo in alcuni periodi storici e in molte culture, identificato con il male o come animale da compagnia preferito da maghi o streghe. Sulle origini del gatto persiano in particolare non vi sono delle certezze ma solo molte ipotesi. Nello specifico, una di queste ipotizza che il lungo pelo del gatto persiano attuale, sia da ricondurre a un particolare felino selvatico: il gatto Manul o gatto di Pallas, ancora oggi diffuso nelle regioni montagnose di Mongolia, Cina e Tibet. A tal proposito si conosce un dipinto attribuito all’artista cinese Mao Yi, dove sono raffigurati due gatti a pelo lungo databile intorno all’anno 1010 d.c.; ciò testimonierebbe che gatti domestici a pelo lungo erano già conosciuti in quel periodo in Cina. Essi si sarebbero poi diffusi verso occidente seguendo l’antica via della seta, giungendo fino in Persia e da qui in Europa. Altri sostengono che il pelo lungo sia dovuto a una mutazione genetica spontanea, poiché dotarsi di una folta pelliccia, aiuterebbe a difendersi dai rigidi inverni delle montagne turche o dell’attuale Iran (l’antica Persia). Si ritiene che il ricco mercante ed esploratore italiano, Pietro della Valle, nella prima metà del 1700, riportasse con sé alcuni gatti bianchi a pelo lungo, forse gli antichi progenitori del gatto persiano, da una regione dell’antica Persia chiamata: Chorazam. Questi furono comunque tra i primi gatti a pelo lungo a giungere in Europa, poiché in questo continente, fino ai primi anni del 1500 circa, si conoscevano e allevavano solo gatti a pelo corto. Il primo a coniare e usare il nome di gatto persiano, fu il naturalista G. L. Buffon nel suo libro a tema naturalistico “ Storia Naturale”. La diffusione massiccia del gatto persiano in Europa, si deve comunque attribuire allo scrittore/poeta inglese e noto catofilo Harrison Weir, il quale presentò la razza alla prima esposizione felina che egli stesso organizzò al Crystal Palace di Londra nel 1871. Nel 1889 fu presentato il primo standard di razza. Alla rapida e immediata popolarità di questi gatti, contribuì non poco anche l’allora regina Vittoria d’Inghilterra, che pare acquistò per se una coppia di bellissimi gatti persiani blu. Con il tempo e la selezione, i persiani hanno subito, rispetto all’antico standard inglese, notevoli modificazioni di morfologia.

La più evidente di queste modificazioni, è stata portata avanti dagli allevatori statunitensi dagli anni 30 del 1900. Questi, per distinguersi dagli allevatori europei, hanno selezionato un tipo di persiano estremo, che ha portato a selezionare il persiano definito: ipertipico. I primi soggetti selezionati di questo tipo, presentavano spesso delle gravi malformazioni agli occhi e alle vie aeree superiori, causando a questi gatti, notevoli problemi d’eccessiva lacrimazione e di respirazione. I persiani ipertipici sono infatti caratterizzati dall’avere una canna nasale molto corta, quasi assente.

In Europa i persiani estremi furono accettati in esposizioni feline solo intorno agli anni 60 del 1900, e anche se gli allevatori di questo tipo di persiano, stanno tentando di risolvere queste problematiche, è pur vero che alcuni soggetti sono ancora affetti da problemi respiratori o agli occhi. Alcuni allevatori negli ultimi anni, hanno selezionato un persiano che attualmente i giudici definiscono moderno, che presenta canne nasali corte ma comunque apprezzabili, che non soffrono di queste problematiche.

Persiano: aspetto generale del gatto.

I gatti appartenenti a questo gruppo morfologico specifico o razza, sono caratterizzati da forme tondeggianti, raffinate e in equilibrio tra loro, tanto che nessuna delle componenti del corpo deve prevalere nettamente sull’altra.  Il gatto nell’insieme sembra fondersi in un’unica  forma tondeggiante ed equilibrata.  Questi gatti sono di taglia medio grande, le femmine sono più piccole rispetto ai maschi. Il corpo è brevilineo, l’ossatura è pesante, la muscolatura è forte. Il mantello, lungo e sericeo, sostenuto da un ricco e folto sotto-pelo, contribuisce a rafforzare l’idea generale di rotondità delle forme. La coda è corta e spessa, con un folto ciuffo di pelo che termina con la punta arrotondata assomigliando ad un pennacchio.

La testa del gatto persiano

La testa si presenta grande e rotonda, in armonia con la stazza del soggetto, non eccessiva, bene impostata su un collo corto, forte e muscoloso. Le guance sono rotonde e ben  sviluppate con zigomi pieni e prominenti; l’espressione è dolce. Di profilo: fronte, tartufo del naso e mento sono allineati sullo stesso piano verticale. Il muso è rotondo, largo con mento forte e sviluppato. Le orecchie sono piccole, con punte a rrotondate, non eccessivamente larghe o chiuse alla base, montate lateralmente e basse, non interferiscono con l’aspetto tondeggiante della testa che appare tale da qualunque inclinazione la si guardi.

Alcuni soggetti presentano ciuffetti di pelo che fuoriescono dai padiglioni auricolari. Il tartufo presenta narici larghe,  è posizionato tra due linee parallele, una che passa per la base delle orbite, l’altra che attraversa la mediana degli occhi. Lo stop è pronunciato e profondo, il setto è centrato e piazzato esattamente tra gli occhi, le canne nasali sono corte. Gli occhi, hanno un colore intenso, sono tondi, senza angoli, grandi e ben distanziati tra loro, in evidenza ma non eccessivamente prominenti.

Il corpo del gatto persiano

Il corpo è compatto, basso sulle zampe, di tipo brevilineo. Il petto è largo e profondo, presenta una gabbia toracica ampia. Le spalle sono arrotondate ed hanno la stessa larghezza dei fianchi. La schiena è dritta, corta, l’addome è rotondo. Possiede una muscolatura forte e compatta; Le zampe sono corte, dritte, con ossatura robusta, sostenute da masse muscolari altrettanto solide. I piedi sono rotondi e grandi con cinque dita sulle zampe anteriori e quattro sulle zampe posteriori. Alcuni soggetti presentano folti ciuffi di pelo tra i polpastrelli. La coda è fornita di un folto ciuffo di peli a pennacchio che termina con l’estremità arrotondata, è corta e molto spessa alla base; qualora ripiegata sulla schiena non supera in lunghezza l’articolazione della spalla, ne è più corta della metà del tronco, è fornita di un folto ciuffo di peli  che termina  con la punta arrotondata che assomiglia a un pennacchio.

Il mantello del gatto persiano

Il mantello è lungo e denso, sericeo, lucido e voluminoso su tutto il corpo. Le spalle sono avvolte, insieme al collo e al petto, da una folta gorgiera; il colore è ben definito sia nei giovani sia nei soggetti adulti. Un folto sotto-pelo rende voluminoso il mantello che si presenta vaporoso e non aderente al corpo. Le condizioni del mantello possono variare secondo le stagioni, presentandosi più ricco nelle stagioni fredde e meno in quelle calde.

L’alimentazione del gatto persiano

Si ritiene erroneamente che i persiani  dipendendo o quasi esclusivamente dall’uomo, possano semplicemente essere alimentati con cibi in scatola o secchi. In realtà anche i persiani sono gatti e, come i loro antenati selvatici, le forti mascelle, i denti affilati e un apparato digerente con l’intestino corto, ne fanno un carnivoro obbligato; quindi i cibi industriali vanno alternati con cibi freschi come: carni bianche e rosse (crude o cotte), e pesce (senza lisca). Utilizzando una dieta il più vicino possibile a quella naturale, la quantità di feci diminuisce, divenendo solide e quasi inodore e l’odore dell’urina sarà  meno forte, pertanto un’alimentazione a base di cibo BARF è preferibile. Grazie al maggior livello di digeribilità della carne cruda e alla quasi totale assimilazione del cibo inoltre, la quantità d’acqua e sali minerali presenti nei tessuti, favoriscono una buona idratazione. Amano  riso o verdure bollite (come carote, zucchine, spinaci, asparagi…) mischiate con le carni, che in ogni caso devono rappresentare il 90 % della razione giornaliera.  Il cibo fresco va tagliato a pezzettini o ridotto a paté; i cibi industriali hanno preparati pensati appositamente per il persiano. Per conservare la lucentezza e la morbidezza del pelo, può essere opportuno, sul piano nutrizionale, integrare i suoi pasti con vitamine e acidi grassi essenziali. I Persiani non mangiano pane e pasta; il latte da adulti è sconsigliato (in molti soggetti causa dissenteria); per i cuccioli utilizzare sempre quello specifico per i gattini o in alternativa latte di capra, mentre gradite e salutari sono le uova crude, con o senza tuorlo. Per salvaguardare  l’apparato urinario sensibile di questi gatti, mettere a loro disposizione una ciotola con dell’acqua  minerale naturale a temperatura ambiente (l’acqua del rubinetto va evitata a causa del cloro e del calcare).

Il carattere del gatto persiano

Questo gatto è un felino sornione, affettuoso, docile e pacifico, per nulla timido o scontroso, anzi, è un eterno bambino, il gatto da compagnia perfetto, grazie al suo carattere. Si affeziona molto al padrone, una tra le razze più adatte a convivere con anziani, bambini e con quelle persone che desiderano un gatto indipendente, ma non troppo. Socializza con facilità con tutti e si ambienta presto se ospitato in una nuova famiglia; fa subito amicizia con altri gatti e tollera molto bene in casa la presenza di un cane; non sopporta però i compagni di giochi troppo rumorosi, lui stesso non miagola molto. Non ha bisogno di grandi spazi, spesso passa le giornate a dormire tra divano, poltrona e letto; difficilmente si abbandona a stati  di stress o ansie. Di solito non danneggia tappezzerie, soprammobili e fodere di divani: gioca ma non è un uragano; non soffre troppo la solitudine e vive bene anche da solo; la sua scarsa attitudine al movimento, costituisce però un serio pericolo per la sua linea, tende infatti ad ingrassare con facilità, soprattutto se sterilizzato, per questo motivo se ne avete la possibilità, permettetegli di uscire in un giardino protetto o su un ampio balcone cintato, vi sorprenderà mostrandovi insospettate e innate doti di cacciatore.

Di quali cure ha bisogno il gatto persiano

Per la cura del gatto persiano, dobbiamo tenere in considerazione i suoi tratti caratteristici. Il pelo è il punto di forza del persiano. Ma quali cure richiede? Il suo mantello, di consistenza setosa, può raggiungere una lunghezza di 12 centimetri e addirittura 15-20 cm sul collo, dove forma una ricca gorgiera: va pettinato tutti i giorni per mantenersi pulito e vaporoso, senza trasformarsi in un groviglio di nodi; di tanto in tanto ci sarà bisogno di fargli un bagno (con cadenza comunque mai superiore a uno due volte al mese). A causa della sua morfologia, ha un apparato respiratorio un po’ delicato, che va protetto sia dagli sbalzi di temperatura, sia dall’eccessiva secchezza ambientale, che potrebbe irritare le sue mucose. Alcuni soggetti potrebbero presentare una copiosa lacrimazione causata dall’eccessiva ipertipicità; gli occhi vanno lavati regolarmente con una garza imbevuta di acqua tiepida, precedentemente bollita, come pure le orecchie. Tutte queste operazioni devono essere fatte con calma, in modo dolce e delicato, in maniera tale che questa routine possa diventare piacevole e rilassante per entrambi. Per proteggere denti e gengive dalla formazione di tartaro, fornitegli alimenti in grado di stimolare la masticazione, lo turbano i rimproveri e lo infastidiscono parecchio grida o rumori forti.

 

La riproduzione del gatto persiano

Il persiano è un gatto che raggiunge la maturità sessuale nei maschi dopo l’anno, mentre le femmine intorno ai 10 mesi. Alcuni maschi sessualmente maturi, non marcano il territorio con i tipici spruzzi dall’odore molto marcato. La femmina ha il suo primo estro, periodo chiamato comunemente “calore”, intorno ai dieci mesi. Durante questo periodo,bisogna tuttavia prestare attenzione per evitare che scappi, alla ricerca di compagni dell’altro sesso. La gestazione della femmina dura circa due mesi, al termine della quale partorisce in media una cucciolata di quattro gattini, due in casi rari e otto in casi molto rari; potrebbero aver bisogno di aiuto durante il parto, per questo motivo è bene assisterle, soprattutto se si tratta di femmine primipare. I cuccioli nascono, come tutti i gatti, con gli occhi chiusi, che cominciano ad aprire intorno alla settimana d’età e iniziano a camminare in modo spedito alla terza o quarta settimana di vita, ma possono essere anche più lenti. In generale, il persiano ha uno sviluppo leggermente più lento rispetto ad altri gatti.

Disclaimer: la descrizione qui riportata è stata realizzata tenendo conto dei principali standard. L’uso dei disegni è stato gentilmente concesso da ICB (International Cat Book) e i contenuti sono protetti dalla Creative Commons License – Attribuzione non commerciale, non opere derivate.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *